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La criosfera in crisi e le proposte per salvarla

La parola viene dal greco kryos, "gelo". La criosfera è l'insieme di tutte le parti della Terra in cui l'acqua si trova allo stato solido: ghiacciai di montagna, le grandi calotte di Groenlandia e Antartide, il ghiaccio marino che galleggia sugli oceani polari, la neve stagionale e il permafrost, il terreno che resta gelato tutto l'anno.

Che cos’è la criosfera

La parola viene dal greco kryos, “gelo”. La criosfera è l’insieme di tutte le parti della Terra in cui l’acqua si trova allo stato solido: ghiacciai di montagna, le grandi calotte di Groenlandia e Antartide, il ghiaccio marino che galleggia sugli oceani polari, la neve stagionale e il permafrost, il terreno che resta gelato tutto l’anno.

Non è solo un paesaggio spettacolare. La criosfera custodisce circa il 70% dell’acqua dolce del pianeta, regola il clima riflettendo la luce del Sole, ospita ecosistemi unici e fa parte della cultura di intere popolazioni, dalle comunità artiche ai paesi alpini. Oggi, però, questo patrimonio si sta riducendo a una velocità mai osservata prima.

I numeri della criosfera in crisi

Ghiacciai. Il più grande studio internazionale mai realizzato, il progetto GlaMBIE coordinato dal World Glacier Monitoring Service dell’Università di Zurigo e pubblicato su Nature nel 2025, ha calcolato che dal 2000 al 2023 i ghiacciai del mondo hanno perso circa il 5% del loro ghiaccio: in media 273 miliardi di tonnellate l’anno. La perdita è cresciuta del 36% nell’ultimo decennio e ha già alzato il livello dei mari di 18 millimetri. In Europa centrale, cioè sulle Alpi, la perdita arriva al 39% (UZH – WGMS).

Ghiaccio marino. Nell’Artico il ghiaccio che galleggia sul mare si è ridotto di circa il 40% dal 1979 (WMO). A marzo 2026 la sua estensione massima invernale si è fermata a 14,29 milioni di km², praticamente alla pari con il record negativo del 2025 (NSIDC/CIRES).

Calotte e permafrost. Groenlandia e Antartide continuano a perdere ghiaccio ogni anno, e il permafrost che si scongela libera anidride carbonica e metano rimasti intrappolati per millenni. È un circolo vizioso: meno criosfera significa più riscaldamento, e più riscaldamento significa meno criosfera.

i numeri della criosfera in crisi: perdita di ghiaccio dei ghiacciai, delle Alpi e del ghiaccio marino artico
Ogni anno i ghiacciai del mondo perdono in media 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Sulle Alpi la perdita dal 2000 ha raggiunto il 39%, e il ghiaccio marino artico si è ridotto del 40% dal 1979. Infografica: GeoGeasy – fonti: GlaMBIE, Nature 2025; WMO

I ghiacciai italiani: un patrimonio che si ritira

Le Alpi sono tra le zone più colpite al mondo. Secondo Legambiente, che ogni estate organizza la Carovana dei ghiacciai insieme al Comitato Glaciologico Italiano, dalla fine dell’Ottocento sono già scomparsi oltre 200 ghiacciai alpini (L’Adige). Solo in Lombardia, su 203 apparati glaciali censiti, 124 si sono estinti negli ultimi trent’anni.

Le previsioni sono preoccupanti: secondo la glaciologa Guglielmina Diolaiuti dell’Università di Milano, entro il 2060 circa l’80% dei ghiacciai alpini italiani potrebbe scomparire (Montagna.TV). Il crollo del seracco della Marmolada nel luglio 2022 ha mostrato a tutti che una montagna senza ghiaccio stabile può diventare anche più pericolosa.

Perché la scomparsa della criosfera ci riguarda

Anche chi vive lontano dalle montagne e dai poli dipende dalla criosfera:

  • Acqua: i ghiacciai sono “serbatoi” che rilasciano acqua d’estate, proprio quando serve per agricoltura, centrali idroelettriche e città. In Italia il Po e molti fiumi alpini ne dipendono nelle stagioni secche.
  • Livello del mare: il ghiaccio che si scioglie sulla terraferma finisce negli oceani e fa salire il mare, minacciando coste e città costiere, Venezia compresa.
  • Clima: neve e ghiaccio riflettono gran parte della luce solare. Quando scompaiono, al loro posto restano rocce scure e acqua che assorbono calore, e il riscaldamento accelera.
  • Natura e cultura: orsi polari, foche e molte piante alpine vivono solo in questi ambienti. E i ghiacciai custodiscono anche memoria: strati di ghiaccio che raccontano il clima del passato, reperti come Ötzi e tradizioni delle comunità di montagna.

Per questo l’ONU ha dichiarato il 2025 Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai, ha istituito la Giornata mondiale dei ghiacciai il 21 marzo e ha lanciato il Decennio d’azione per le scienze della criosfera 2025–2034 (WMO).

Le proposte per salvare la criosfera

Di fronte a questa crisi sono nate idee di ogni tipo, alcune semplici, altre degne di un film di fantascienza.

I teli sui ghiacciai. Sul ghiacciaio Presena, al Passo del Tonale, dal 2008 ogni estate vengono stesi teli geotessili bianchi che riflettono il sole: oggi coprono circa 110.000 m² e riducono la fusione di circa il 52% (L’Adige). Funzionano, ma solo su superfici piccole e costano molto: proteggono piste da sci e ghiaccio locale, non possono salvare migliaia di ghiacciai.

La geoingegneria polare. Più ambiziose sono le proposte di intervenire direttamente su poli e oceani. Nel 2025 un gruppo di esperti guidato da Martin Siegert dell’Università di Exeter le ha valutate su Frontiers in Science (Frontiers):

  1. iniettare particelle riflettenti nella stratosfera per schermare il Sole;
  2. ancorare enormi “tende” sottomarine per bloccare l’acqua calda sotto le piattaforme di ghiaccio;
  3. ispessire il ghiaccio marino pompandoci sopra acqua, o coprirlo di microsfere di vetro;
  4. pompare via l’acqua che lubrifica la base dei ghiacciai per rallentarli;
  5. fertilizzare l’oceano con ferro per far crescere il plancton che assorbe CO₂.

Il verdetto è netto: nessuna di queste idee è stata davvero testata, ognuna costerebbe almeno 10 miliardi di dollari, potrebbe danneggiare gli ecosistemi e non sarebbe pronta in tempo. Il rischio maggiore, avvertono gli autori, è che distraggano dall’unica soluzione che funziona.

confronto tra le proposte per salvare la criosfera, dalla geoingegneria alla riduzione delle emissioni
Teli riflettenti, particelle in stratosfera, tende sottomarine: gli scienziati hanno valutato le principali idee per salvare il ghiaccio. Solo una funziona su larga scala: ridurre le emissioni di gas serra. Infografica: GeoGeasy – fonte: Siegert et al., Frontiers in Science 2025

La vera soluzione. Per salvare la criosfera bisogna ridurre rapidamente le emissioni di gas serra. Ogni decimo di grado evitato significa ghiacciai che sopravvivono più a lungo. Accanto a questo servono più monitoraggio, perché solo l’1% delle stazioni meteo si trova sopra i 3.000 metri, e progetti come Ice Memory, che conserva in Antartide carote di ghiaccio prelevate dai ghiacciai di tutto il mondo, per non perdere l’archivio climatico che contengono.

Un patrimonio da proteggere, finché siamo in tempo

La criosfera ha impiegato migliaia di anni per formarsi e sta scomparendo nell’arco di poche generazioni. Non esistono scorciatoie tecnologiche per salvarla: la strada passa per la riduzione delle emissioni, per una ricerca più attenta e per la consapevolezza di tutti noi.

Il riscaldamento degli oceani mette in difficoltà anche altri ecosistemi preziosi, come le barriere coralline (leggi l’articolo). E se ci chiediamo quanto può durare una vita umana (scopri di più), vale la pena chiedersi anche quanto a lungo potranno vederli i nostri nipoti, questi ghiacciai.

Fonti e approfondimenti

Spunto di lettura: Le Scienze.

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