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Quando i vulcani si parlano

Siamo abituati a pensare a ogni vulcano come a una montagna solitaria, con la sua camera magmatica e il suo carattere. Negli ultimi anni, però, i vulcanologi hanno scoperto qualcosa di sorprendente: in diverse parti del mondo esistono vulcani collegati, coppie che condividono parte del magma, si "passano" la pressione e a volte eruttano in modo coordinato. È come se due vulcani vicini si parlassero sottoterra. Capire questo dialogo non è solo una curiosità scientifica: potrebbe aiutarci a prevedere meglio quando e dove avverrà la prossima eruzione.

Come fanno due vulcani collegati a “parlarsi”

Sotto un vulcano non c’è un’unica grande “pentola” di lava, ma un sistema complesso di serbatoi, fratture e condotti che si estende per decine di chilometri in profondità. Due vulcani possono comunicare in tre modi principali:

  1. Una sorgente profonda comune. Entrambi pescano magma dallo stesso serbatoio, o dalla stessa zona di roccia parzialmente fusa nel mantello. Se uno ne riceve di più, all’altro ne arriva di meno.
  2. Un collegamento “idraulico”. I serbatoi meno profondi sono uniti da canali: quando la pressione sale in uno, si trasmette all’altro, come in due vasi comunicanti.
  3. Lo stress nelle rocce. Anche senza scambiarsi magma, un vulcano che si gonfia o erutta cambia le tensioni nella crosta e può “aprire la strada” al magma del vicino.

Per scoprirlo i ricercatori usano strumenti diversi: GPS e satelliti che misurano di quanti centimetri si gonfia il suolo, reti di sismografi che localizzano migliaia di piccoli terremoti, e analisi chimiche dei gas e delle lave.

I casi più famosi di vulcani collegati

Hawaii: Kilauea e Mauna Loa. I due giganti delle Hawaii sono vicini ma molto diversi, e per decenni si è notato che quando uno è attivo l’altro tende a restare tranquillo. Nel 2012 uno studio della Rice University su Nature Geoscience ha proposto che siano accoppiati da uno strato di roccia parzialmente fusa a circa 80 km di profondità: tra il 2003 e il 2007 i GPS hanno visto gonfiarsi prima Kilauea e, circa sei mesi dopo, Mauna Loa (ScienceDaily). Nel 2022 un gruppo del Caltech ha analizzato quasi 200.000 terremoti tra il 2018 e il 2022 e ha ricostruito in 3D una rete di serbatoi di magma che potrebbe collegare i due vulcani in profondità (Hawaii News Now).

vulcani collegati: eruzione del Mauna Loa alle Hawaii nel 2022, vicino al Kilauea
La fessura 3 del Mauna Loa durante l’eruzione del novembre-dicembre 2022. Il vicino Kilauea era in eruzione nello stesso periodo: i due vulcani sarebbero collegati in profondità. Foto: M. Patrick/USGS, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Grecia: Santorini e Kolumbo. All’inizio del 2025 le isole di Santorini e Amorgos sono state scosse da oltre 28.000 terremoti, alcuni sopra magnitudo 5, e migliaia di persone hanno lasciato l’isola. Uno studio pubblicato su Nature nel settembre 2025, guidato dal GFZ di Potsdam e dal GEOMAR di Kiel, ha chiarito cosa è successo: circa 300 milioni di metri cubi di magma sono risaliti dal serbatoio sotto il vulcano sottomarino Kolumbo, formando un’intrusione a circa 4 km sotto il fondale. Per sei mesi prima Santorini si era sollevata, segno di un collegamento idraulico finora sconosciuto tra i due vulcani (GFZ).

Islanda: la penisola di Reykjanes. Dal 2021 la penisola vicino a Reykjavik vive una serie di eruzioni quasi senza sosta, prima a Fagradalsfjall e poi attorno a Svartsengi e Grindavík. Analizzando la chimica delle lave, un gruppo dell’Università di Uppsala ha concluso su Terra Nova che le eruzioni sono alimentate da un unico serbatoio comune a 9–12 km di profondità: per questo l’attività potrebbe proseguire per anni o decenni (Uppsala University).

vulcani collegati: eruzione del 14 gennaio 2024 vicino a Grindavík, penisola di Reykjanes in Islanda
Il 14 gennaio 2024 la lava arriva alle porte di Grindavík, nella penisola di Reykjanes. Le eruzioni della zona sarebbero alimentate da un unico serbatoio di magma a 9–12 km di profondità. Foto: Protezione civile islandese, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

E in Italia? Il caso di Vesuvio e Campi Flegrei

In Campania la domanda viene spontanea: Vesuvio e Campi Flegrei sono vulcani collegati? Sono vicinissimi, a meno di 30 km l’uno dall’altro, e alcune tomografie sismiche hanno individuato sotto la piana campana un corpo di magma profondo oltre i 10 km, che qualcuno ha interpretato come una camera comune.

La maggior parte degli esperti, però, è cauta. Secondo il vulcanologo Claudio Scarpati dell’Università Federico II di Napoli, i dati chimici e petrografici mostrano che i magmi dei due sistemi sono diversi e non derivano da una sorgente comune; anche le loro eruzioni hanno ritmi e dimensioni molto differenti (Geopop).

La ricerca sui Campi Flegrei intanto va avanti. Nel maggio 2026 uno studio su Scientific Reports, con la partecipazione dell’INGV, ha individuato tra 16 e 20 km di profondità una zona in cui fino al 30% della roccia potrebbe essere fusa: sarebbe la sorgente profonda del magma che alimenta il sistema (MeteoWeb). Capire come questo magma si muove, e se interagisce con strutture vicine, è una delle sfide più importanti per la sicurezza dell’area napoletana.

Perché i vulcani collegati aiutano a prevedere le eruzioni

Prevedere un’eruzione resta difficilissimo. Oggi i vulcanologi osservano i “sintomi”: il suolo che si solleva, i terremoti che si moltiplicano, i gas che cambiano. Il problema è che molti segnali di allarme non sfociano in un’eruzione, mentre altre volte il magma si sposta in un punto inatteso.

Sapere che due vulcani sono collegati cambia il quadro:

  • un vulcano che si gonfia può essere il segnale d’allarme per il suo vicino, come è successo tra Santorini e Kolumbo;
  • se due vulcani condividono la stessa riserva di magma, l’attività di uno può indicare per quanto tempo durerà quella dell’altro, come in Islanda;
  • i modelli che considerano i vulcani come sistemi isolati possono sottostimare o sovrastimare il pericolo.

Per questo le reti di monitoraggio si stanno allargando: invece di sorvegliare un solo cratere, si studiano intere regioni vulcaniche, combinando dati sismici, satellitari e chimici. E qui entrano in gioco anche le mappe e i sistemi informativi geografici, che permettono di sovrapporre tutti questi dati sullo stesso territorio.

Un pianeta più connesso di quanto pensassimo

La scoperta dei vulcani collegati ci ricorda che la Terra è un sistema unico, in cui ciò che accade a decine di chilometri di profondità può riflettersi in superficie in luoghi diversi. Ascoltare il “dialogo” tra i vulcani è uno dei modi più promettenti per proteggere i milioni di persone che vivono alle loro pendici.

Se vuoi capire come si rappresentano sul territorio dati come i terremoti o le aree a rischio, puoi leggere la nostra introduzione ai dati vettoriali nei GIS (leggi l’articolo) e la guida per creare mappe professionali con QGIS (scopri di più).

Fonti e approfondimenti

Spunto di lettura: Le Scienze.

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