Come fanno due vulcani collegati a “parlarsi”
Sotto un vulcano non c’è un’unica grande “pentola” di lava, ma un sistema complesso di serbatoi, fratture e condotti che si estende per decine di chilometri in profondità. Due vulcani possono comunicare in tre modi principali:
- Una sorgente profonda comune. Entrambi pescano magma dallo stesso serbatoio, o dalla stessa zona di roccia parzialmente fusa nel mantello. Se uno ne riceve di più, all’altro ne arriva di meno.
- Un collegamento “idraulico”. I serbatoi meno profondi sono uniti da canali: quando la pressione sale in uno, si trasmette all’altro, come in due vasi comunicanti.
- Lo stress nelle rocce. Anche senza scambiarsi magma, un vulcano che si gonfia o erutta cambia le tensioni nella crosta e può “aprire la strada” al magma del vicino.
Per scoprirlo i ricercatori usano strumenti diversi: GPS e satelliti che misurano di quanti centimetri si gonfia il suolo, reti di sismografi che localizzano migliaia di piccoli terremoti, e analisi chimiche dei gas e delle lave.
I casi più famosi di vulcani collegati
Hawaii: Kilauea e Mauna Loa. I due giganti delle Hawaii sono vicini ma molto diversi, e per decenni si è notato che quando uno è attivo l’altro tende a restare tranquillo. Nel 2012 uno studio della Rice University su Nature Geoscience ha proposto che siano accoppiati da uno strato di roccia parzialmente fusa a circa 80 km di profondità: tra il 2003 e il 2007 i GPS hanno visto gonfiarsi prima Kilauea e, circa sei mesi dopo, Mauna Loa (ScienceDaily). Nel 2022 un gruppo del Caltech ha analizzato quasi 200.000 terremoti tra il 2018 e il 2022 e ha ricostruito in 3D una rete di serbatoi di magma che potrebbe collegare i due vulcani in profondità (Hawaii News Now).

Grecia: Santorini e Kolumbo. All’inizio del 2025 le isole di Santorini e Amorgos sono state scosse da oltre 28.000 terremoti, alcuni sopra magnitudo 5, e migliaia di persone hanno lasciato l’isola. Uno studio pubblicato su Nature nel settembre 2025, guidato dal GFZ di Potsdam e dal GEOMAR di Kiel, ha chiarito cosa è successo: circa 300 milioni di metri cubi di magma sono risaliti dal serbatoio sotto il vulcano sottomarino Kolumbo, formando un’intrusione a circa 4 km sotto il fondale. Per sei mesi prima Santorini si era sollevata, segno di un collegamento idraulico finora sconosciuto tra i due vulcani (GFZ).
Islanda: la penisola di Reykjanes. Dal 2021 la penisola vicino a Reykjavik vive una serie di eruzioni quasi senza sosta, prima a Fagradalsfjall e poi attorno a Svartsengi e Grindavík. Analizzando la chimica delle lave, un gruppo dell’Università di Uppsala ha concluso su Terra Nova che le eruzioni sono alimentate da un unico serbatoio comune a 9–12 km di profondità: per questo l’attività potrebbe proseguire per anni o decenni (Uppsala University).

E in Italia? Il caso di Vesuvio e Campi Flegrei
In Campania la domanda viene spontanea: Vesuvio e Campi Flegrei sono vulcani collegati? Sono vicinissimi, a meno di 30 km l’uno dall’altro, e alcune tomografie sismiche hanno individuato sotto la piana campana un corpo di magma profondo oltre i 10 km, che qualcuno ha interpretato come una camera comune.
La maggior parte degli esperti, però, è cauta. Secondo il vulcanologo Claudio Scarpati dell’Università Federico II di Napoli, i dati chimici e petrografici mostrano che i magmi dei due sistemi sono diversi e non derivano da una sorgente comune; anche le loro eruzioni hanno ritmi e dimensioni molto differenti (Geopop).
La ricerca sui Campi Flegrei intanto va avanti. Nel maggio 2026 uno studio su Scientific Reports, con la partecipazione dell’INGV, ha individuato tra 16 e 20 km di profondità una zona in cui fino al 30% della roccia potrebbe essere fusa: sarebbe la sorgente profonda del magma che alimenta il sistema (MeteoWeb). Capire come questo magma si muove, e se interagisce con strutture vicine, è una delle sfide più importanti per la sicurezza dell’area napoletana.
Perché i vulcani collegati aiutano a prevedere le eruzioni
Prevedere un’eruzione resta difficilissimo. Oggi i vulcanologi osservano i “sintomi”: il suolo che si solleva, i terremoti che si moltiplicano, i gas che cambiano. Il problema è che molti segnali di allarme non sfociano in un’eruzione, mentre altre volte il magma si sposta in un punto inatteso.
Sapere che due vulcani sono collegati cambia il quadro:
- un vulcano che si gonfia può essere il segnale d’allarme per il suo vicino, come è successo tra Santorini e Kolumbo;
- se due vulcani condividono la stessa riserva di magma, l’attività di uno può indicare per quanto tempo durerà quella dell’altro, come in Islanda;
- i modelli che considerano i vulcani come sistemi isolati possono sottostimare o sovrastimare il pericolo.
Per questo le reti di monitoraggio si stanno allargando: invece di sorvegliare un solo cratere, si studiano intere regioni vulcaniche, combinando dati sismici, satellitari e chimici. E qui entrano in gioco anche le mappe e i sistemi informativi geografici, che permettono di sovrapporre tutti questi dati sullo stesso territorio.
Un pianeta più connesso di quanto pensassimo
La scoperta dei vulcani collegati ci ricorda che la Terra è un sistema unico, in cui ciò che accade a decine di chilometri di profondità può riflettersi in superficie in luoghi diversi. Ascoltare il “dialogo” tra i vulcani è uno dei modi più promettenti per proteggere i milioni di persone che vivono alle loro pendici.
Se vuoi capire come si rappresentano sul territorio dati come i terremoti o le aree a rischio, puoi leggere la nostra introduzione ai dati vettoriali nei GIS (leggi l’articolo) e la guida per creare mappe professionali con QGIS (scopri di più).
Fonti e approfondimenti
- GFZ Potsdam – Il sistema magmatico accoppiato di Santorini e Kolumbo (Nature, 2025)
- ScienceDaily – Kilauea e Mauna Loa accoppiati in profondità (Nature Geoscience, 2012)
- Hawaii News Now – La rete di serbatoi sotto le Hawaii (Science, 2022)
- Università di Uppsala – Il serbatoio comune della penisola di Reykjanes (Terra Nova, 2024)
- Geopop – Vesuvio e Campi Flegrei sono collegati? L’intervista all’esperto
- MeteoWeb – La sorgente profonda dei Campi Flegrei (Scientific Reports, 2026)
Spunto di lettura: Le Scienze.
